pomodoro di casa morana

Il pomodoro: una storia difficile

Una delle immagini più classiche, dedicate a celebrare l’Italia mediterranea, pone al centro dell’attenzione il celebre pomodoro, elevato a re assoluto di uno degli scenari italici tra i più veraci di sempre. Non a caso, il pomodoro rappresenta oggi una base profondamente solida, in seno alla gastronomia italiana, nonché materia assolutamente apprezzata, grazie soprattutto alla sua colorazione rosso intenso e alla carnosità irresistibile. Ad incitare questo tipo di celebrazione, tutta focalizzata sul pomodoro, contribuisce, inoltre, l’equilibrato ed armonioso adattamento nell’ambito del territorio italiano, la facilità di trasformazione e conservazione, e tutti quegli elementi focali atti ad ergere questo prodotto a simbolo assoluto e condiviso di italianità.

Ma attenzione! Sapevate che le origini del pomodoro non sono proprio italiane? Inoltre, l’attuale veste e gusto di questa splendida bacca di solanacea era ben diversa da come era apparsa nel corso dei suoi esordi europei. Sì, perché nel Vecchio Continente il pomodoro godette di un’accoglienza tutt’altro che rosea. Il povero pomodoro era infatti considerato malsano, indigeribile e addirittura tossico.

pomodoro antichità
pomodoro antichità

Gli Aztechi, i Conquistadores e noi altri!

Il celeberrimo pomodoro sbarcò in Europa, quale frutto dell’ennesima importazione delle conquiste coloniali da parte dei grandi imperi del XVI secolo. Furono proprio i Conquistadores spagnoli, ad importarlo dal Centro e Sud America, all’Europa nella prima metà del Cinquecento. E come già detto, l’esordio di questo prodotto fu un vero insuccesso.

Le bacche gialle (in quanto il rosso arrivò poco dopo, ecco perché ancora oggi lo si chiama “pomo d’oro”) furono accolte malamente. Queste vennero definite come prodotti dal gusto nuovo e strano, non associabile a nessun altro alimento conosciuto fino ad allora, per cui non risultava semplice associarle ad altri cibi. Inoltre, le bacche contenevano così tanta solanina da risultare indigeste o addirittura “tossiche”.

Originariamente, il nome del pomodoro era diverso: gli Aztechi, solevano coltivarlo ed usarlo per cibarsene, chiamandolo Xitomatl. Quando in Europa sbarcarono sia il Xitomatl che il “compare” Tomatillo, le due terminologie cominciarono ad essere usati come sinonimi. Oggi però sappiamo che pomodoro e tomatillo sono due cose ben diverse: il secondo è giallo-verde e si usa per fare salse ancora oggi usate in Messico. In Italia, i nomi locali sono diventati: pomodoro, dal francese pomme d’amour (i francesi erano convinti che il pomodoro avesse effetti afrodisiaci) o tomata/tamata (dalla tendenza sarda, ben pronta nell’ereditare la denominazione spagnola e poi americana, che richiama l’originale azteco) oppure il partenopeo pummarola.

Nel frattempo, furono delineate scelte specifiche, riguardo al tipo di qualità di pomodoro da poter coltivare: fu in questo frangente, che cominciarono ad essere inaugurate le prime selezioni, le modificazioni e gli eventuali incroci. Nel momento in cui la famosa buccia rossa luccicante prese il posto di quella gialla, il gusto si tramutò in gradevole (anche e soprattutto per via della maggiore abitudine al consumo) e l’eccesso di solanina definita “tossica e indigesta”, parve immediatamente ridursi a favore di una commestibilità di inarrestabile successo.

varietà di pomodori
varietà di pomodori

Un successo travolgente

A partire dalle magnificenti corti signorili e reali italiane, fino all’uso sempre più popolare, poi industriale, e infine mondiale, sono passati circa tre secoli di manipolazioni, modifiche genetiche per incrocio, selezione e cambiamento della cultura gastronomica. Oggi il pomodoro è uno degli elementi agroalimentari più usati e ricercati in assoluto.

Dal ciliegino, al grappolo, al Pachino, al Cuor di Bue: sono moltissime, oggi, le variazioni italiche del pomodoro.

Nota bene: se originariamente questa bacca non aveva nulla di italiano, nel corso del tempo si sono delineate, fra le altre, due varietà che possono fregiarsi del tricolore: il San Marzano, selezionato dall’originale dono del Vicerè del Perù, ai sovrani del Regno di Napoli alla fine del Settecento. Il Pachino, nato in laboratorio in Sicilia dalla manipolazione di due specie provenienti da Israele, di piccole dimensioni e a grappolo, chiamate Noemi e Rita.

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